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giovedì 28 luglio 2011

In cucina al museo: "Cucine d'Italia" alla Pelanda

È in corso a Roma la mostra Unicità d’Italia, realizzata in onore dei festeggiamenti 150° anniversario dell'unità d'Italia. 
L’esposizione, che durerà fino al 25 settembre 2011, racconta la storia della creatività e dell’eccellenza italiana degli ultimi 50 anni; obiettivo dichiarato della mostra è presentare al grande pubblico il Made in Italy da un’altra prospettiva: spiegare come le icone del design abbiamo contribuito a rafforzare il sentimento di identità nazionale. 
Per questo motivo le porte di Palazzo delle Esposizioni si sono aperte per accogliere la Collezione Storica del Premio Compasso d'Oro, un premio nato nel 1954 grazie all'intuizione di Giò Ponti e che dal 1964 viene seguito dall’ADI (Associazione per il Disegno Industriale).
Se questo tuffo nel mondo del design non vi doveste bastare potete sempre allungarvi alla Pelanda e scoprire i prodotti selezionati per concorrere al Premio Compasso d'Oro ADI dell’ultimo triennio o godervi un evento a tema.

Da provetti foodblogger non abbiamo resistito a “Cucine d’Italia”, un evento cultural culinario.
Per chi non lo sapesse la Pelanda (che prende il nome dall’originaria destinazione d’uso dello spazio, conceria per i suini) è un nuovo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea che, insieme al “coinquilino” MACRO vivacizza l’area dell’ex-mattatoio.
Potremmo anche aggiungere la quasi adiacente CAE (Città dell’Altra Economia), ma entreremmo in facili polemiche contro chi sta tentando di affossare questo spazio deputato al mondo del sostenibile, del bio, etc. etc..
Torniamo al nostro tema principale, la cucina.
Abbiamo dovuto affrontare la pioggia a dirotto, una pioggia degna di un ottobre inquieto (decisamente fuori luogo a luglio) e forse per questo sforzo i vostri broccoli avrebbero voluto essere premiati da un evento un po’ più. Più cosa? Boh semplicemente più.
Nell’insieme niente da ridire, ognuno ha fatto la sua parte nel migliore dei modi.

Riccardo Natili, ha eseguito una performace live su tela; il coro ha cantato; La Rosa del Dessert ha mostrato stratosferiche e meravigliose torte, che hanno rapito donne e uomini;

lo Chef Antonello Migliore ha realizzato uno show cooking davvero con i fiocchi (fin quando siamo stati lì possiamo confessarvi che temevano venisse assalito dall'orda di avventori completamente estasiati dalle sue prodezze, tant’è che pian pianino ci siamo allontanati dalla piccola ressa per andare a cena, una vera! Mica solo da guardare, la fame richiamava al dovere).

Ma, ma come dire qualcosa mancava o forse qualcosa era di troppo? Tutto perfetto, sì!
Però ci ha lasciato il retrogusto amaro di essere andati a una fiera, piccola, ma pur sempre fiera.
Sarà che la Pelanda è uno dei posti di Roma che amiamo. In questo posto siamo venuti a bearci quando ha ospitato l’interessantissimo Short Theatre Festival, di questo posto ci siamo innamorati quando è stato inaugurato “col botto”: curatela di Richard Castelli per “digitaLife”.
“digitaLife” è stata una rassegna dedicata al futuro digitale, alle contaminazioni fra tecnologia, nuovi media ed espressioni artistiche contemporanee, in cui gli artisti invitati (portando opere in anteprima europea e mondiale o concepite site specific) hanno dato vita a un percorso in cui si susseguite installazioni e proiezioni video.
E ci fermiamo qui, altrimenti come gli innamorati patetici non smetteremmo più di parlare, e torniamo a ieri. Amiamo il design, amiamo la cucina, ma l’esposizione di una cucina a 5 stelle, uno show coking, opere in pasta di zucchero possono competere con l’arte contemporanea con la “A” maiuscola?
Vi poniamo questa domanda e ce la poniamo. 
Non sappiamo perché, ma la serata ci ha fatto pensare al magna magna di qualche mese fa: Alemanno e Polverini a mangiare polenta, mentre Bossi ricambiava con un assaggio di trippa.
Forse Roma non è solo questo e l'evento era molto meglio di come ci è apparso, forse è tutta colpa della pioggia.

P.S. Non possiamo non segnalare "SNØHETTA, architettura – paesaggio – interni" (la mostra itinerante dello studio Snøhetta, uno dei più quotati nel mondo dell'architettura contemporanea) visionabile al Macro sede Testaccio, accanto alla Pelanda. Un modo anche per mandare, nel nostro piccolo, un pensiero alla Norvegia.

8 commenti:

  1. FICHISSIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. da storica d'arte contemporanea e foodblogger non posso che dire NO, non compete. Nel senso che non hanno nulla a che vedere. Non ero presente alla manifestazione e sono certa fosse interessante e ben fatta ma sono anche certa che i musei hanno problemi di calo delle visite (lavoro in un museo, appunto!) e inserire eventi culinari-gastronomici mi sembra una manovra per portare gente seguendo l'ondata di moda riguardante Cibo&Co.... posso immaginare la nota amara che vi ha lasciati perplessi ;)

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  3. anche io ci sono stata ma la pioggia mi ha fatto poi scappare ...anche a me ha lasciato perplessa nel senso non ho capito il filo conduttore non era l'arte???mi sembravano molto scollegati tra loro gli stand ma forse non ho capito io ..peccato non esserci incontrati m aprima o poi vi becco!!! baci

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  4. @stefy: ammazza che entusiasmo! coinvolgente ^_^
    @giovanna burroealici: ma dai in quale museo lavori? figo! promesso non ti scrocchiamo biglietti di ingresso, facciamo gli utenti seri e bravi ^_^
    sì il problema del calo visite è un dramma, ma pare una lenta agonia..ne sentiamo parlare da sempre..p.s.hai capito pienamente la nostra nota amara
    @claudia: mannaggia si potevamo incontrare! allora non siamo stati i soli a essere dubbiosi, anche a noi è sembrato tutto molto scollegato..ma pensavamo fosse colpa della nostra broccolaggine :))

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  5. Prima ancora di leggere un solo post, mi iscrivo tra i followers. Cucina a parte, quello che avete scritto nella home "Voler bene all’Italia è uno degli atti più eversivi che si possano commettere in questo periodo cupo della Repubblica" è quanto di più vero ci possa essere. Purtroppo. E parla di affinità.;-)
    E la stessa affinità la leggo sulle impressioni negative di cui state raccontando. Nei beni culturali ci lavoro, ma non credo siano questi i modi per riempire musei ogni giorno più vuoti. Queste cose, più che ad eventi culturali, assomigliano a sagre: e non sono i musei la loro gusta sede (non parlo di location manco sotto tortura, odio questo termine modaiolo!).
    A presto. :)

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  6. @teresademasi: ciao e benvenuta! eheh quello è il bannerino della rivoluzione dei fiori, anche se si riferisce al 2010 non lo abbiamo tolto..è ancora molto attuale ;)
    avevamo un po' paura nello scrivere i nostri dubbi, ma abbiamo fatto bene: temevamo di essere bacchettati e invece sono condivisi.
    forse come il registro linguistico e l'abito che si devono adattare ai contesti, alla stessa maniera gli eventi devono adeguarsi agli spazi e non tutti gli eventi sono grongruenti con tutte le sedi (no, no location, non ti vogliamo far incavolare ;).

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  7. ma dai c'ero anch'io quella sera!! più in là pubblicherò un reportage della serata. Glie eventi live erano carini ma tutta quella esposizione pubblicitaria di oggetti d'arredamento assolutamente Kitsch era decisamente di troppo. io sono stata tre ore a guardare le fautrici di torte! ;-)

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  8. Splendido articolo, complimenti, ciao
    M.G.

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