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venerdì 18 giugno 2010

Quando lavoro non penso all'arte, cerco di pensare alla vita!

Abbiamo conosciuto Aisak circa due anni fa, quando era ancora Raimond Radiguet e siamo stati rapiti dalla sua mente particolarmente acuta e dal suo essere sempre cortese, il nostro è un omaggio ad una “vita maledetta” dentro il potere maligno dell’impero mediatico.
Aisak Mendez (in realtà sarebbe Isaac Mendez, ma a lui Aisak piaceva di più n.d.r.) è un giovane pittore, naturalmente Aisak non è il suo vero nome come non lo era Raimond Radiguet. È un nome “preso in prestito”, il simbolo di qualcosa che lo rappresenta come artista. Il suo folle genio è lo specchio perfetto del nostro tempo e crediamo che lo renderà uno degli artisti più importanti di questo inizio secolo.
Quanto segue è solo il resoconto di una bella giornata, questa non è un’intervista.
 
Ore 10.30 Giugno 2010
Viaggiamo in macchina da più di due ore per raggiungere Aisak e vedere i suoi nuovi lavori quando all’improvviso veniamo assaliti da un dubbio, che questo posto dove lui dice di avere il suo studio non esista, che sia solo un brutto scherzo (una volta l’abbiamo aspettato all’aeroporto di Hannover per un’intera serata) e che magari ad aspettarci non ci sia Aisak, ma solo un biglietto con su scritto:”Riprovate, sarete più fortunati!”
Ore 11.25
Dubbi svaniti, Aisak ha fatto il “bravo” questa volta e ci accoglie con uno dei suoi rari sorrisi. Ha l’aria di chi ha dormito poco la notte precedente abbigliato così. Ha i capelli leggermente lasciati lunghi, una t-shirt con disegnate delle ballerine di DEGAS, un paio di jeans che hanno conosciuto tempi migliori ed un paio di occhiali da sole di GUCCI, bellissimi, ma la cosa più bella sono le sue scarpe, tutte piene di schizzi di colore.
Sembra una ROCK STAR, i tipi come lui sono destinati a diventare delle icone, ma solo da VECCHI o da MORTI. Fondamentalmente Aisak è una brava persona, basta non svegliarlo prima di mezzogiorno…
BANDA. Come stai?
AISAK. Credo di avere un aspetto orribile
BANDA. No, sei in forma! Oltre ad essere vivo sei riuscito a riempire il tuo armadio di vestiti Armani? L'altra volta quando ci siamo visti avevi anche questo progetto...
AISAK. No era una battuta legata ad American Gigolò. In realtà io adoro comprare i vestiti nei negozi di usato, scopro autentici tesori, se avessi i soldi per comprare tutto il negozio non mi divertirei più. Poi quel film ha lanciato Armani ed ha una colonna sonora stupenda, adoro BLONDIE, da bambino impazzivo per lei, era il mio periodo delle bionde, come Picasso ha avuto il periodo rosa o blu…
BANDA. Ti piacciono le bionde?
AISAK. No…, solo le sigarette…
BANDA. Ti va di parlare dei tuoi nuovi lavori?
AISAK. No!
BANDA. Potevi dirlo prima e risparmiarci questo viaggio!
AISAK. Vi ho fatto venire qui per scroccarvi un passaggio, non ho la macchina con me, invece di parlare di arte, argomento noioso, vi invito a pranzo, io cucino meglio di come dipingo.
BANDA. Bhe, c’è differenza tra un pittore e un cuoco!
AISAK. No, la mia pittura e la mia cucina sono simili.
BANDA. Nella tua pittura le donne sono assolute protagoniste, abbiamo l’impressione che tu sia uno che conosce molto bene il mondo femminile. 
 AISAK. Ho solo cercato di tracciare un profilo delle creatività femminile, faccio una appello al genio femminile, all’individualità di ogni donna, è il migliore antidoto alla massificazione. Se gli uomini tendono a richiudersi nel pensiero individuale come in una torre d’avorio, nelle donne è sempre facile il rapporto con il corpo e la vita fisica. Le donne hanno un rapporto diverso con il tempo, con la morte, con la nascita. E nella storia dell’arte la donna è stata sempre il CORPO.
BANDA. È importante nella tua pittura il tempo?
AISAK. Si, io mi considero un rapper, un musicista della tela. Il tempo è importante, è importante ciò che togli almeno quanto ciò che aggiungi. Per esempio la pittura americana è come il loro rock, è fatta da spazi grandi, tempi dilatati, noi europei siamo più complessi.
BANDA. Hai appeso in studio delle foto di nudi che diventeranno quadri?
AISAK. Sì, lo spunto lo sto prendendo da S. Teresa di Bernini.
BANDA. Perché S. Teresa?
AISAK. Sono partito dalla sua visione estatica, quella rappresentata da Bernini, mi interessa capirla meglio non solo dal punto di vista psicologico rappresentato da Bernini, mi sto avvicinando a Teresa dal punto di vista dei non credenti, ma vorrei fare un dipinto che non sciocchi i credenti, il bisogno di credere è uno dei sentimenti più forti del nostro secolo.
BANDA. Ultimamente i tuoi lavori sono un po’ meno violenti, stai spostando l’attenzione su altri argomenti? Oppure l’interesse per le donne e il pensiero femminile ti hanno addolcito?
AISAK. In effetti, ma non è detto che le donne non siano violente o non commettano crimini, sono più avvantaggiate, per natura posseggono una sorta di divinità vendicatrice dentro di loro, per natura posseggono quell’occhio per i dettagli e le minuzie di ogni giorno così importanti per creare gli indizi, Orwell ha detto che l’omicidio è il crimine per eccellenza e dovrebbe scaturire solo da emozioni forti, le donne possono eccellere perché hanno più interesse per queste emozioni forti che non per la violenza o le armi.
BANDA. Rimarremmo con te a parlare per altre 10 ore, ma se vogliamo arrivare in tempo, dobbiamo partire.
AISAK. E la ricetta della Moussaka non la volete più?
BANDA. Come no, ma ne parliamo in macchina, durante il viaggio...

...e la ricetta ve la diamo un'altra volta...

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