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mercoledì 21 aprile 2010

La logica del tacco e la politica del quotidiano

Questo post è dedicato alle donne, alle donne che amano le donne, agli uomini che amano gli uomini ma si sentono donne, agli uomini che capiscono le donne, agli uomini che amano le donne pur non comprendendole, alle donne cha amano gli uomini pur sapendo che non saranno mai capite. Questo post è dedicato a entrambi i sessi che, nella lotta ormai storica che li coinvolge, e che si gioca su linee verticali e platoniche, quanto su piani orizzontali e aristotelici, trovano sempre e solo un punto di incontro: le scarpe.
Non c’è borsa che tenga (ma poi gli uomini sanno esprimere il valore delle cose in borse? Nel loro rating mentale, riescono a realizzare che una mancata telefonata o un non invito a cena equivale a una Gucci in pelle? Che i soldi spesi per un conguaglio del gas inaspettato sono una hand bag di Marni che vola via dalla finestra?): le gambe e, giù in fondo, le scarpe sono l’oggetto del desiderio (possederle per lei, toglierle o infilarle per lui) che accomuna i due emisferi del mondo animale.
Cosa consiglia la stagione degli accoppiamenti in fatto di moda? Passerelle, vetrine e magazine sono concordi nel proporre il sacro sempreverde degli antipodi: il tacco altissimo malamente performato da Simona Ventura nello studio dei suoi famosi, e la ballerina snob della vestale dell’Eliseo Carlà.
Un bipolarismo che ci sconvolge, iperuranio e inferi: ma poli così incredibilmente opposti dove ci porteranno? Non lontano e comunque non senza qualche reale disagio. Sembra quasi che le vetrine e le nostre scelte in fatto di scarpe siano lo specchio dell’Italia di oggi, dei nostri voti politici e delle conseguenze poco salutari a cui andiamo incontro.
Dimenticatevi le scarpe del matrimonio della cugina, quelle che a voi sembravano altissime ed eccessive ma che raggiungono appena gli 8 cm: stiamo parlando di altezze siderali, che tra plateau, platform, ankle boots, open toe e sandali, partono da un minimo di 10 cm e non si fermano mai. 
Nella grandeur dei tacchi vertiginosi (quelli di Alexander McQueen, riposi in pace caro uomo che capiva le donne, le zeppe infinite di D&G, i sandali di Valentino Garavani, gli stivaletti sado-maso di Gianvito Rossi, i sandali in plexi e pvc di Prada) si legge una metafora dell’attuale governo: tante belle parole, illusione di grandezza (e altezza), sfavillii allettanti. Ma attente ai danni che a lungo andare possono causare: accorciamento del tendine d’Achille, dolori diffusi al tallone e alla pianta del piede, calli, metatarsalgia, compressione dei nervi plantari e maggiore predisposizione alla frattura delle ossa del piede e alla slogatura della caviglia. Chiediamoci se ne vale la pena.
Ma la controproposta qual è? Le ballerine, nel cui spirito low e iper flat si identifica l’unica alternativa politica a Mister B., per quanto eleganti, sobrie e apparentemente sicure di sé (really chic di Hogan, heavy metal di Christian Louboutin, deliziose di Marc Jacobs), si rivelano un flop sulla lunga distanza: la totale, o quasi, mancanza di tacco induce un'eccessiva tensione nei muscoli posteriori del polpaccio, della coscia, del bacino e della schiena. Controindicazioni? mal di schiena, varici e capillari stressati. Oltre che animi depressi. Così, le mode che fanno bene all’amore, che camuffano, slanciano, rendono le donne così desiderabili, sia nel ruolo di Jessica Rabbit che di Alice nel Paese nel Paese delle Meraviglie, nascondono, dietro l’appeal fisico che innescano, una valanga di problemi, inizialmente sottovalutati. 
L’alternativa all'alternativa c’è? La scarpa della nonna? Il tacco grosso, non alto né basso che facilita la circolazione e rende la gamba un cotechino? (magari abbinata a una gonna mezza gamba e una borsa matelassé con le catene dorate). Una rinata posizione centrista? Ma poi è vero che in medio stat virtus? 
Non abbiamo una soluzione, esprimiamo riserve ma non risolviamo. Ci limitiamo a scrollare il capo pensando “O tempora! O mores” strisciando la carta che pagherà il nostro ultimo paio di scarpe, qualunque sia il tacco che abbiamo deciso di regalare o indossare. 
Vi salutiamo con un sorriso...

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