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lunedì 22 marzo 2010

Questa è (solo) una favola - Parte seconda

...continua...da QUI
Il mattino dopo il re si alzò, aprì la finestra della sua splendida camera del suo splendido palazzo e guardò soddisfatto il suo regno, pieno di luce e di sole, bello come Dio glielo aveva dato e sorrise, poi il re andò in bagno, si vestì di tutto punto e scese a fare colazione.
Sorrise quando gli portarono la colazione, ma con sua grande sorpresa,scoprì che quella mattina al posto di cappuccino e brioches e c’era un bel piatto di risotto alla milanese!
Convocò subito i consiglieri “Ma come si fa, come si fa a mangiare risotto a colazione, io non ce la faccio, bisogna cambiare la legge, non è possibile!” e allora il consigliere, quello che il giorno prima aveva invocato Dio Padre disse “Ma Sire e allora con lo zafferano?” e il re “Con lo zafferano da oggi, per un anno tutti si faranno il bagno!”. Il consigliere alzò gli occhi al cielo e questa volta fece pure un sospiro, magari così da lassù qualcuno avrebbe sentito, aspettò qualche secondo, ma niente e la legge fu comunicata al popolo.
Anche stavolta tutti scoppiarono in una fragorosa risata e risero ancora più forte perché pensavano fosse uno scherzo, allora il re disse al consigliere “Lo vedi, sono ancora più contenti, io si che sono un re giusto perché so capire il mio popolo ancor prima che parli” e così dicendo rientrò a palazzo e si mise a dormire, ridendo.
Quando il popolo capì che non era uno scherzo e che davvero avrebbero dovuto fare il bagno nello zafferano allora iniziarono a gridare e ad arrampicarsi sui muri del castello per parlare con il re, ma, come la sera precedente, lui era già andato a letto e sognava il suo ridente paese e il suo ridente popolo e pensò ancora di essere un re fortunato, il suo popolo era fatto di piccoli uomini che lasciavano che lui pensasse per loro, per ogni cosa: per quello che dovevano mangiare, per come si dovevano comportare e persino per come si dovevano lavare.
La mattina dopo si alzò, aprì la finestra e guardò soddisfatto il suo regno, pieno di luce e di sole, un po' più giallo del giorno prima, ma sempre bellissimo e sorrise. Andò a farsi il bagno, si vestì e scese a fare colazione, quella mattina non servì sorridere alla servitù furono loro a ridere per primi e anche il re rise perché avevano tutti un colorito giallognolo che faceva pensare a tante banane con le gambe. Affogò la sua risata nel cappuccino e si spostò nella grande sala piena di arazzi con scene di gloria e di potere dove ricevette i suoi consiglieri e anche loro risero prima di lui. Il re notò che anche i consiglieri avevano lo stesso colorito della servitù. Si avvicinò il consigliere più anziano, a cui il colorito giallognolo stava peggio che agli altri perché le rughe erano ancora più evidenti e di una tonalità giallo-ocra davvero poco gradevole, che disse:”Sire, questa cosa del bagno nello zafferano proprio non va, il popolo non è contento, vogliono fare la rivoluzione e poi anche lei, per dirla tutta, non è che sia così ...”. Il re non lo lasciò finire e gridò: “Tu traditore!Tu vuoi infangare il mio nome, tu vuoi far credere al popolo che il loro re è un incapace e che non sa governare e che pensa sempre e solo al suo zafferano, che non gliene importa nulla del bene del suo popolo e tutto questo perché sei geloso della loro stima verso di me! E allora io ti distruggo! Guardie portatelo in prigione!”. Poi chiamò il secondo consigliere e gli disse: “Ora vendi le piantagioni di zafferano e compra piantagioni di pomodori e di grano, poi chiama mio fratello, quello che possiede il fiume a valle e digli che gli devo parlare e convoca pure mia cugina, quella che vive al nord e coltiva la lavanda.
Quella mattina fu il re a parlare al suo popolo giallo (pure di rabbia!), disse che tutte le leggi che c'erano state fino a quel momento erano state macchinate dal consigliere anziano, che voleva fare solo i suoi interessi e lui si era fidato, ma poi l'aveva scoperto e ora era in prigione e ci sarebbe rimasto per sempre perché voleva rovinare la felicità del popolo e concluse “Da oggi in poi potete mangiare pasta, pomodori e fare il bagno con l'acqua e col sapone”
Il popolo giallo rimase in silenzio stavolta, qualcuno applaudì, qualcuno sorrise, la maggior parte rimase un po' deluso perché stavolta il re non aveva raccontato nulla di divertente! E così decisero di fare la rivoluzione, in nome del popolo sovrano.

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