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mercoledì 17 febbraio 2010

Precari suburbani (futuri rivoluzionari) ma sempre fashion

Quello che succede sulle passerelle di Italia, Europa, mondo, siamo sinceri, inizia a interessarci sempre meno. Conoscete qualcuno, sotto i 150 anni che sia ancora affascinato dai deliri di onnipotenza stilistica (grazie-a-dio passati) di quella salma vivente che è Valentino? Oltre le sue decrepite coetanee, s’intende…

L’haute couture ci ha stancato: Armani, che dopo gli anni ’80 ha smesso di dare qualcosa di interessante alla moda, dovrebbe reinventarsi costumista per la televisione se è vero che gli orli degli shorts, nell’ultima collezione presentata, si addicono più a delle veline che a scene di vita quotidiana. E non parliamo solo di soldi: anche a poter spendere migliaia di euro per un capo griffatissimo, davvero avreste il coraggio di indossare il trench completamente in pizzo e chiuso al collo con una rosa nera come ha proposto una desueta e ormai fantasma di se stessa Maison Chanel? E tanto per rimanere in Francia, Louis Vuitton ha presentato vestiti impossibili e sempre quelle borse da festival del logo che tanto si adattano allo stile delle commesse del centro (ce le avete presenti? di solito Moncler, bauletto LV e french alle mani).
E anche gli eccessi di creatività dei tanti Victor&Ralf; Jean Paul Gaultier, Yssei Miyake ci hanno annoiato: belli da vedere in un museo del design ma insostenibili sulle passerelle quanto sui red carpet. Alle varie premiazioni, anche le celebrity di Hollywood, senza parlare delle italiane, sembrano barbie impacciate e un po’ ridicole nei loro Dolce e Gabbana o Versace (ma anche lui, non era morto? perché non farlo riposare in pace? perché Donatella non si arrende? Sta facendo più danni lei alla moda italiana che il suo chirurgo estetico con il suo corpo). Il problema non è solo l’haute couture: il prêt-à-porter non concede spazio al buon gusto. Basti vedere la Ventura vestita DSquared e la D’Urso con John Richmond addosso…
Allora di cosa abbiamo bisogno? Niente veli e spalle imbottite e triangolari, niente scarpe come sculture: la rivoluzione, la rinascita non passa per questo continuo già visto, per questo eccessivo barocco, per l’horror vacui che sembra impossessarsi degli stilisti, più scenografi che creatori di moda. Dove sono i giovani? Le novità che vengono dal basso e che sembrano subire l’ostruzionismo dei grandi nomi? Le passerelle sono luoghi sacri e inarrivabili. Ma meglio così: come nei musei si conserva l’arte “vecchia” che fu, e per strada Os Gemeos trovano nuovi stimoli e nuove cose da dire, così le novità circolano là dove i riflettori si spengono. E i vecchi merletti annegano nell'arsenico.



Certo che nel frattempo è difficile decidere come vestirsi: tra le commesse e gli streeter, tra le dive e le veline, c’è il grigio mondo de noantri, che vaghiamo tra outlet e mercatini dell’usato, oscilliamo tra H&M e Zara, aspettando che una rivoluzione ci tolga dal precariato e un’altra ci liberi dal brutto dilagante

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