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giovedì 4 febbraio 2010

Mangiaebevi

Ieri sera siamo stati a un “aperitivo”. Divertentissimo e faticoso, di quelli mangiaebevi che vanno tanto di moda da un po’ di tempo.
Arrivi nel bar/enoteca/locale/ristorante fighettino di turno, prendi qualcosa da bere e hai a disposizione un pantagruelico buffet che riempie gli occhi e virtualmente lo stomaco.
Eh già perché tu arrivi nel locale e come prima cosa calpesti una cinquantina di persone per arrivare alla cassa, paghi il tuo bicchiere di vino, con lo scontrino ti dirigi verso il bar (nel frattempo hai fatto fuori altre quindici persone!), arrivi al bancone tutto sudato, allunghi inverosimilmente il braccio a mò di “Carletto il principe dei mostri” (immagine che possono comprendere solo i trentenni!) e finalmente riesci a porgere lo scontrino al barman; la musica però è altissima inizia quindi tra voi due una scenetta tragicomica in cui tu cerchi di capire che vini hanno alla mescita, lui ti indica la lavagna dietro di sé e tu gridi, per superare i decibel della musica, “PECORINO, GRAZIE” proprio nel momento in cui la shakera di turno smette di cantare, prima figuraccia, tutto il locale, compresi quelli che hai lasciato a terra per arrivare al bancone, ora sanno e godono della tua figura di m…
Vabbè, prendi il tuo bicchiere certo che il peggio sia passato, ma non sai ancora che il meglio deve ancora venire.
Perché quanto ti giri verso il tavolo del buffet non vedi più né il tavolo, né gli splendidi piatti di finger food (ovvero miniporzioni di delizie varie servite in piccole coppette o cucchiai) ma solo tanta gente ammassata con la bava alla bocca, quasi non mangiasse da giorni! CAVALLETTE!
E capisci perché sul bancone c’era la ciotolina di arachidi, ma ormai è tardi non vedi nemmeno più il bancone!
Intanto cerchi un posto per sederti, cerchi con lo sguardo la complicità dei tuoi amici (perché parlare e capirsi è impossibile!) e ti immetti nel flusso dei cercatavolo: c’è chi hai in mano ancora solo lo scontrino, chi, come te, il bicchiere pieno e cerca di proteggerlo da braccia, teste e gambe venute da chissà dove altri, i più fortunati (o forse no), che hanno in mano anche il piatto e cercano di barcamenarsi come meglio possono. I cercatavolo con l’accoppiata piatto-bicchiere sono i più belli da vedere: ci sono i prudenti che tengono il bicchiere in una mano e il piatto nell’altra, quindi non mangiano e non bevono e tanto meno riescono a comunicare a gesti con i loro amici, diciamo che è la categoria più triste; poi ci gli equilibristi, che tengono il piatto sopra il bicchiere, si tengono liberi la mano destra, non si sa mai che capiti di doversi presentare a qualcuno! La categoria più interessante sono gli equilibristi audaci, che non solo tengono il piatto sopra il bicchiere, ma ogni tanto con la mano libera cercano di piluccare dal piatto (anni e anni di esperienza e di esercizio!).
Ci fermiamo in un angolo un po’ appartato vicino al bagno, decidiamo che quello è il nostro posto, iniziamo a parlare, ma non comunichiamo perché non riusciamo a sentirci; così semplicemente ognuno vomita le sue frustrazioni, comunicando in realtà solo con se stesso, ma va bene così, “siamo giovani a noi piacciono tanto gli aperitivi, c’è sempre la gente giusta, c’è un mio amico che ha trovato lavoro a un aperitivo!”.
E meno male che siamo andati “per rilassarci dopo il lavoro, fare due chiacchiere, mangiare una cosina!”.
Qua è peggio della Pontina a Ferragosto!
Bilancio? Non siamo riusciti a scambiare due parole, non abbiamo mangiato nulla, il vino l’abbiamo bevuto caldo e siamo andati a casa brilli e con lo stomaco ruggente dalla fame.
Ci siamo salutati con una promessa “La prossima volta arriviamo prima”.


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