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giovedì 28 gennaio 2010

La meglio gioventù

È difficile essere “non occupati” a trent’anni. Chiariamo “non occupato” è la parafrasi che molti portali per la ricerca di lavoro usano per indicare chi, in quel momento, è essenzialmente disoccupato.
A trent’anni generalmente si dovrebbe essere, lavorativamente parlando, in ascesa o almeno precari con speranza di assunzione. I più fortunati sono assunti e pensano, se non l’hanno già fatto, di mettere su famiglia e “accendere un mutuo” (o accendere un cero all’altarino dei genitori…eh già senza l’energia della “famigghia”col cavolo che una banca ti accende un mutuo).

Se sei disoccupato a trent’anni, invece, “spegni il conto in banca”!
La mattina inizia sempre allo stesso modo: si comincia col cercare “posizioni che rispondono al tuo profilo”, riempi centomila form con le “precedenti esperienze di lavoro”, “formazione” e “informazioni personali” (perché sarebbe troppo semplice poter inviare direttamente il curriculum che hai già bello pronto in pdf!). La parte più bella è quella delle domande sul tipo di lavoro che vorresti: tipo di contratto? Ma mi prendi in giro, secondo te c’è ancora qualche speranza di ricevere risposta se si sceglie l’opzione “a tempo indeterminato”? La cosa più irritante però è la sezione relativa allo stipendio desiderato, del tipo “ok, facciamo che voglio un milione di euro all’anno e non se ne parla più”. In realtà se guadagni mille e duecento euro al mese sei un eletto.
E allora ecco che cresce il tarlo dentro e l’idea, che spaventa ed eccita allo stesso tempo, di salutare tutti, fare le valige e volarsene fuori dall’Italia. Ma potresti anche ricevere una risposta del genere: “However, please be aware that there is an economic recession, and therefore the number of jobs available is much reduced. You are strongly advised not to come to the UK unless you already have the offer of a job.” (questa è la risposta vera di un’agenzia di lavoro inglese!).
In parole povere i problemi ce li abbiamo pure noi, non venite a fare i disoccupati qui che vi rimandiamo a casa, tipo Bossi-Fini in salsa Worcester.
Diamine! Possibile che laurea, specializzazione post laurea, con tutti i sacrifici della famiglia d’origine per dare una formazione seria, non siamo spendibili lavorativamente?
E non è che uno si risparmi. Inizi con gli stage non retribuiti (vabbè bisogna fare esperienza), poi “cresci”e ti offrono uno splendido lavoro sottopagato, il passo successivo? Più competenze, maggiori responsabilità, sempre per uno stipendio da fame però e col terrore che se dici un no vieni gentilmente mandato a casa (benvenuto nel mondo dei precari!).
Forse era meglio aprirsi un ristorante!

1 commento:

  1. ciao banda!
    siamo tutti nella stessa barca, io sto preparando le valigie e senza rimpianti!

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